mondiale, è il mondo industriale che ha bisogno del terzo mondo e non il contrario." Contro questo sfruttamento Hunt auspica la rivolta della popolazione non solo contro le classi dominanti ma contro la struttura della società stessa. Il fine ultimo è un’economia sganciata dal mercato
globalizzato ed un ritorno all’auto consumo. Egli cita anche alcuni esempi di simili riappropriazioni
in Uganda e America Latina. Nel 1982 Hunt, assieme ad altri, abbandonerà l’Ecology Party deluso dalla scarsa attività del partito accusato di aver abbandonato le proprie origini, basate su azioni concrete, a favore di una logica più elettorale. Nel 1984 fonderà un giornale: Green Anarchist (anarchico verde). I primi anni del giornale furono molto movimentati e subirono svariati contrasti e defezioni. Causa principale fu lo stesso Hunt che negli anni sviluppò un’attitudine sempre più orientata verso posizioni marcatamente dispotiche e fasciste sia nella conduzione del giornale sia nell’elaborazione delle proprie idee. Fattore di rinnovo furono Chris Laughton, che aveva precedentemente cercato di creare Earth First! in Inghilterra, e soprattutto Paul Rogers già collaboratore di Peace News dalla cui redazione si staccò in quanto più orientato all’azione diretta. Rogers riuscì a riallacciare i rapporti col mondo controculturale, ormai stanco delle invettive di Hunt, e fornì largo supporto alle azioni dirette degli animalisti oltre a critiche nei confronti della burocratizzazione del Green Party. Nel 1990 Laughton abbandonò e, affiancato da Kevin Lano precedentemente cofondatore del "Movimento di liberazione sessuale anarchico", Rogers riuscì a portare Hunt, che deteneva il controllo esclusivo dei fondi del giornale, alle dimissioni. L’occasione la fornì uno stesso articolo di Hunt a favore dell’intervento nella guerra del golfo. Attivi entrambi in movimenti contro la guerra Rogers e Lano, costretti loro malgrado a pubblicare l’articolo, lo accompagnarono con un loro scritto che criticava energicamente le posizioni patriottistiche di Hunt. L’affronto portò Hunt alle dimissioni ed alla fondazione nel ’91 di un proprio giornale, Alternative Green, dove sviluppò ulteriormente le sue posizioni gerarchiche e fasciste. Finalmente libera da Hunt, la redazione di Green Anarchist poté riorganizzarsi riallacciando numerosi contatti persi in passato e riformando e integrando le proprie idee. Essi decisero "(..) di integrare le idee dell’anarchismo verde nord americano con le esperienze e le analisi di Hunt e con il pensiero più radicale del movimento verde britannico." Un successivo passo fu la necessaria decentralizzazione sia a livello organizzativo, assicurandosi che il controllo delle risorse non potesse più essere in mano ad una sola persona, sia sviluppando una più ampia rete di collaborazioni anche estere. Nel corso delle proprie pubblicazioni Green Anarchist affrontò in modo critico vari aspetti della tradizione anarchica verde. Nonostante Murray Bookchin, di cui si parlerà più avanti, avesse il favore delle femministe, il gruppo editoriale di Green Anarchist ne criticò il modello di divisione del lavoro basato sulle differenze di genere (sesso). L’autonomia femminile viene considerata un tema centrale per la costruzione di una società futura anarchica e verde. Una simile posizione poteva gettare le basi per eventuali discriminazioni. Sempre nel campo delle discriminazioni GA vede le origini del razzismo nell’imperialismo. Creando diffidenza nei confronti delle culture estranee alla propria civiltà, si poteva caratterizzare negativamente queste popolazioni e quindi sfruttarle. "Gli africani potevano essere sfruttati legittimamente perché, seguendo l’autorità biblica, non erano cristiani, ma pagani e perciò era giusto trattarli solo come bestie da soma." Green Anarchist troverà nella critica situazionista nuovi stimoli nell’analisi della società industriale. L’internazionale situazionista, la cui storia risale al 1966, si concentrò sull’analisi dell’alienazione derivante dall’organizzazione del lavoro. Principali cause di questa alienazione derivano dal distacco esistente tra il lavoratore e il prodotto finito. Il situazionismo inoltre individua nella spettacolarizzazione della società la creazione di un distacco tra realtà e rappresentazione. Attraverso la pubblicità e i mass media il prodotto smette di essere fruito in quanto tale ma si carica di un’identità particolare che ne diventa il vero motivo d’acquisto. Anche il tempo e lo spazio vengono assoggettati alle esigenze capitaliste spingendo l’individuo in un ciclo di lavoro, consumo e riposo che sfugge al suo controllo. I situazionisti sostennero la necessità di creare situazioni capaci di scioccare il popolo al fine di metterlo in condizione di prendere coscienza dell’alienazione insita in un tipo di esistenza simile. Lungi dall’accettarne acriticamente le posizioni, Green Anarchist ne sviluppò la portata concentrando la propria analisi sul concetto di massa, e quindi sulla "scala" del fenomeno trascurata dai situazionisti, evidenziando come produzione, consumo e comunicazione di massa contribuiscano alla globalizzazione di determinati valori a discapito dell’identità individuale. In una società dove le spinte eversive sono seppellite dalla facile omologazione ad uno status quo di immediata acquisizione, il controllo risulta estremamente più facile. "Monopolizzando i mezzi necessari alla sopravvivenza nella società tecnologica-industriale, una piccola élite rende dipendenti le masse" utilizzando mezzi tradizionali quali quelli militari, religiosi ed economici ai quali si sono aggiunti quelli tecnologici. Resi massa informe e spersonalizzata, complice l’atomizzazione sociale, le persone si sentono prive di sicurezza e potere e tendono a cedere facilmente all’assimilazione di falsi "(…) miti paternalistici tra cui quello che sostiene che lo stato si può prendere cura di loro meglio di quanto loro stessi poterebbero fare, quello che devono sopportare è per il loro proprio bene e per il bene della società intera." Green Anarchist sviluppa anche una propria strategia di resistenza ritenendo che la più appropriata forma di organizzazione anarchica sia un coordinamento di separati piccoli gruppi di affinità. Pratica direttamente influenzata dalla femminista anarchica Cathy Levine che sostenne come tutte le strutture formali, burocratiche e di massa, ma anche quelle di movimento, finiscano per replicare concetti e metodologie di tipo patriarcale (e quindi autoritario). I concetti di Hunt vengono rivisti e corretti, depurati dalle istanze nazionalistiche ed allargati nelle loro considerazioni sociali. Il concetto di periferia, principalmente i contadini del terzo mondo, sfruttato dal centro, i paesi sviluppati, viene allargato ulteriormente. L’analisi si sposta anche alle "periferie" della società industrializzata analizzando le minoranze sessuali e culturali, gli animali, i disadattati e tutte le vittime del decadimento industriale. Essendo categorie principalmente lasciate a se stesse, esse non hanno nulla da perdere in quanto non
possiedono nulla e sono quindi le più disposte ad attaccare lo stato e le sue strutture. Secondo
Green Anarchist quella che definisce come "la nuova cultura di resistenza degli anni 90" può
esprimersi efficacemente solo con attacchi autonomi e anonimi di guerriglia alle infrastrutture
(strade, ferrovie, centri di comunicazione eccetera) e attraverso strategie di azione diretta volti alla disgregazione della società tecnologico-industriale. "L’economia informale del baratto, la crescita del movimento delle occupazioni (squatters) e dei travellers, la formazione di gruppi di autodifesa degli omosessuali o degli immigrati negli ultimi anni dimostrano che queste categorie stanno cercando una soluzione ai loro problemi per conto proprio senza alcuna delega, rinforzando se stessi e rendendo possibile vivere secondo i propri valori e desideri. Inoltre il crescendo di violenza contro le forze dell’ordine, le sommosse ad ogni stagione nelle città, la guerriglia senza spargimento di sangue che stanno conducendo nelle campagne i travellers, i sabotatori della caccia (Hunt Saboteurs), l’ALF, le cellule dell’Earth Liberation Front, dimostrano che la periferia sociale sta riprendendo ad attaccare il sistema. Lo stato è incapace di negoziare o di addomesticare questi ribelli contro l’Inghilterra civilizzata perché semplicemente essi non vogliono niente dallo stato e non credono più alle bugie del sistema."